Quella sensazione sottile di freddo vicino alla finestra, anche quando è ben chiusa. Un dettaglio che molti attribuiscono alla normalità delle giornate invernali, ma che in realtà nasconde qualcosa di più complesso e costoso. Non si tratta semplicemente di una corrente d’aria fastidiosa: è il segnale visibile di un fenomeno continuo che si ripete silenziosamente, giorno dopo giorno. Mentre ci si concentra su caldaie efficienti, pannelli solari o isolamento delle pareti, un punto critico rimane spesso nell’ombra: l’involucro edilizio nella sua parte più vulnerabile. Quegli elementi che per loro natura devono aprirsi e chiudersi, lasciare passare la luce ma non il freddo, garantire ventilazione ma non dispersione.
Il problema non riguarda solo abitazioni vecchie o malandate. Anche costruzioni relativamente recenti possono presentare inefficienze significative se i serramenti sono stati scelti senza considerare parametri prestazionali specifici, o se l’installazione non ha seguito standard rigorosi. Il peso economico di queste inefficienze si accumula nel tempo, in modo tanto costante quanto invisibile.
La fisica silenziosa della dispersione termica
Per comprendere dove si annida il problema, serve guardare oltre l’apparenza. Una finestra può sembrare perfettamente funzionante, eppure sotto la superficie operano meccanismi di trasferimento del calore che seguono leggi fisiche precise e inesorabili. Esistono tre modalità principali attraverso cui il calore abbandona un ambiente passando per gli infissi.
La prima è la conduzione diretta: il calore viaggia letteralmente attraverso i materiali solidi, muovendosi dalle zone più calde verso quelle più fredde. Un vetro singolo non oppone quasi alcuna resistenza a questo passaggio. Allo stesso modo, un profilo in alluminio non trattato agisce come una vera e propria autostrada termica, trasportando il calore dall’interno verso l’esterno con grande efficienza.
Poi c’è la convezione: correnti d’aria microscopiche ma persistenti che si insinuano attraverso fessure impercettibili. Non servono spifferi evidenti. Bastano millimetri di gioco tra anta e telaio, piccoli difetti nelle giunzioni, guarnizioni che hanno perso elasticità con il tempo. Infine c’è l’irraggiamento: il calore si propaga per emissione diretta attraverso superfici trasparenti, soprattutto quando il differenziale di temperatura tra interno ed esterno è elevato.
Nel caso degli infissi in alluminio senza taglio termico, la situazione è ancora più critica. L’alluminio ha una conduttività termica molto elevata e crea veri e propri ponti termici, zone dove la dispersione è concentrata e continua. Anche i doppi vetri datati, se accoppiati a profili inadeguati o guarnizioni usurate, perdono gran parte del loro potenziale isolante.
Guarnizioni e pellicole: interventi veloci e accessibili
Prima di pensare a sostituzioni radicali e costose, esiste un territorio intermedio fatto di interventi mirati, accessibili e dal ritorno sull’investimento molto rapido. La prima linea di difesa contro le infiltrazioni d’aria passa dalle guarnizioni. Questi elementi discreti hanno il compito di garantire la tenuta tra la parte mobile e quella fissa dell’infisso, ma con il tempo perdono elasticità, si induriscono, si screpolano.
Le moderne guarnizioni adesive in EPDM o silicone espanso offrono prestazioni superiori e una posa estremamente semplice. L’approccio corretto prevede però alcuni passaggi precisi. Innanzitutto, va individuato con precisione il punto in cui avvengono le infiltrazioni. Un metodo tradizionale ed efficace consiste nell’usare una candela accesa vicino al perimetro della finestra chiusa: la fiamma oscillerà visibilmente dove passa aria.
Una volta identificati i punti critici, occorre rimuovere le vecchie guarnizioni, pulire accuratamente i profili e applicare la nuova guarnizione, scegliendo lo spessore appropriato alla larghezza della fessura da colmare. Una guarnizione correttamente dimensionata e posata può ridurre significativamente le infiltrazioni d’aria, migliorando contemporaneamente anche l’isolamento acustico.
Parallelamente, esiste un altro intervento che non richiede la sostituzione del vetro: l’applicazione di pellicole termoriflettenti. Si tratta di film sottili, trasparenti o semi-trasparenti, applicati sulla faccia interna del vetro esistente. La loro struttura è sofisticata: strati di materiali selettivi, spesso con inserti metallici microscopici, progettati per riflettere specifiche lunghezze d’onda della radiazione termica.
Durante l’inverno, queste pellicole riflettono verso l’interno il calore infrarosso emesso dai corpi e dagli impianti di riscaldamento, riducendo la dispersione per irraggiamento. In estate, respingono parte della radiazione solare incidente, attenuando il surriscaldamento degli ambienti interni. I vantaggi non si limitano all’aspetto termico: le pellicole di qualità bloccano anche una percentuale significativa dei raggi ultravioletti, responsabili dello scolorimento di mobili e tessuti.
La sostituzione come scelta razionale
Arriva però un momento in cui le soluzioni migliorative raggiungono il loro limite. Quando l’infisso è strutturalmente compromesso, quando i profili sono deformati oltre il recuperabile, oppure quando si vuole ottenere un salto prestazionale netto e duraturo, la sostituzione completa diventa economicamente vantaggiosa nel medio-lungo periodo.

La scelta del nuovo infisso va guidata da parametri tecnici precisi. Il più importante è la trasmittanza termica Uw (dove “w” sta per “window”, finestra). Questo valore misura la quantità di calore che attraversa una superficie per unità di tempo, per metro quadro e per grado di differenza di temperatura. Più basso è il valore di Uw, migliore è l’isolamento termico dell’infisso.
Gli infissi moderni raggiungono prestazioni impensabili vent’anni fa. I serramenti in PVC di ultima generazione, con struttura a camere multiple e rinforzi interni, combinati con doppi o tripli vetri bassoemissivi, possono scendere sotto valori di 1,0 W/m²K. I sistemi in alluminio a taglio termico offrono prestazioni comparabili mantenendo la robustezza del metallo.
Altrettanto importante è la classificazione di tenuta all’aria, espressa in classi da 1 a 4. La classe 4 rappresenta le prestazioni massime: l’infisso è progettato per minimizzare qualsiasi passaggio d’aria quando è in posizione di chiusura, anche in presenza di forte pressione del vento. Una sostituzione ben eseguita può portare a riduzioni dei consumi per riscaldamento e raffrescamento nell’ordine del 30-40%. Si riducono anche i fenomeni di condensa interna, spesso causa di formazione di muffe. Dal punto di vista del valore immobiliare, una casa con infissi moderni ed efficienti ha una maggiore appetibilità sul mercato.
La posa in opera: il dettaglio che decide tutto
C’è un elemento che può vanificare anche l’infisso più costoso: una posa in opera inadeguata. Questo passaggio apparentemente banale è in realtà il punto critico dell’intero intervento. Non basta acquistare un serramento certificato: serve che venga installato secondo criteri tecnici rigorosi, con attenzione millimetrica ai punti di giunzione con la muratura.
Il concetto chiave è quello di continuità della barriera termica. L’infisso non è un elemento a sé stante, ma parte di un sistema che comprende il muro, l’intonaco interno ed esterno, eventuali cappotti isolanti. La zona di contatto tra telaio e muratura è intrinsecamente critica: se non trattata correttamente, diventa un ponte termico che azzera gran parte dei benefici teorici.
Le tecniche moderne di posa prevedono l’uso di sistemi a tre strati: uno strato interno di tenuta al vapore, uno strato intermedio isolante e uno strato esterno permeabile al vapore ma resistente all’acqua. I nastri adesivi tecnici, i sigillanti espansi specifici per edilizia, le malte isolanti: sono materiali specializzati che fanno la differenza tra una posa professionale e un’installazione approssimativa.
I dettagli che moltiplicano l’efficienza
Oltre alle soluzioni principali, esistono elementi marginali che hanno un impatto sorprendentemente rilevante sull’efficienza complessiva. Uno di questi è il cassonetto delle tapparelle: una scatola vuota posta sopra la finestra che comunica direttamente con l’esterno. In edifici non recenti, questi cassonetti sono spesso privi di qualsiasi isolamento, creando una via preferenziale per la dispersione termica. La soluzione passa dall’inserimento di pannelli isolanti all’interno del cassonetto.
Anche le giunzioni tra infisso e muratura meritano attenzione particolare. Crepe, fessurazioni, distacchi dell’intonaco in prossimità del telaio sono tutti segnali di discontinuità che generano dispersioni localizzate ma persistenti. L’uso di sigillanti elastici, malte specifiche o nastri autoespandenti permette di colmare questi vuoti.
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la regolazione periodica delle cremonesi, i sistemi di chiusura multipunto presenti negli infissi moderni. Con l’uso e con le variazioni stagionali, questi meccanismi possono perdere la calibrazione ottimale. Bastano pochi millimetri di gioco per ridurre drasticamente la tenuta all’aria. Una sostituzione programmata delle guarnizioni ogni quattro-cinque anni mantiene le prestazioni del serramento nel tempo.
Un sistema integrato, non componenti isolati
L’efficienza termica di un’abitazione non è la somma di elementi isolati, ma il risultato di un sistema integrato in cui ogni parte dialoga con le altre. Gli infissi sono nodi critici di questo sistema, punti di discontinuità inevitabili ma gestibili con competenza tecnica e scelte consapevoli. Intervenire sugli infissi significa agire su un punto di leva potente: un investimento relativamente circoscritto che produce effetti misurabili sul comfort quotidiano, sulle bollette energetiche e sulla sostenibilità complessiva dell’abitare.
Le soluzioni per finestre super efficienti esistono e rappresentano una scelta concreta per contribuire alla riduzione dei consumi energetici. Quello che serve è la consapevolezza che ogni dettaglio conta, che ogni intervento va progettato e realizzato con cura, che la manutenzione nel tempo è parte integrante dell’efficienza. Una finestra non è solo un’apertura nel muro: è un componente tecnico sofisticato che merita attenzione e scelte informate.
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