Gli adolescenti hanno bisogno di cadere, sbagliare e rialzarsi. È attraverso queste esperienze che costruiscono la propria identità e sviluppano competenze fondamentali per la vita adulta. Quando un nonno interviene costantemente per proteggere i nipoti da ogni possibile difficoltà, per quanto mosso da affetto sincero, rischia di ostacolare proprio quel processo di crescita che vorrebbe salvaguardare. Questa dinamica genera tensioni familiari profonde: i genitori si sentono scavalcati nelle loro scelte educative, i ragazzi percepiscono un messaggio implicito di sfiducia nelle proprie capacità, e il nonno stesso finisce isolato, incompreso nel suo ruolo.
La protezione che frena: quando l’amore diventa gabbia
La tendenza iperprotettiva dei nonni affonda radici in motivazioni complesse. Spesso questi comportamenti nascono dalla paura di perdere il legame con i nipoti o dal desiderio di “fare meglio” rispetto a quanto fatto con i propri figli. In altri casi, riflettono semplicemente un diverso contesto generazionale: i nonni di oggi sono cresciuti in epoche dove il controllo parentale era più marcato e socialmente accettato.
Le tensioni familiari legate agli stili educativi si intensificano particolarmente durante l’adolescenza dei ragazzi, fase in cui il bisogno di autonomia diventa centrale. Non è un caso che proprio in questa età emergano con forza i contrasti tra genitori e nonni su come gestire libertà, responsabilità e protezione.
Cosa accade realmente ai ragazzi iperprotetti
Un adolescente costantemente protetto da un nonno apprensivo sviluppa quello che gli psicologi definiscono impotenza appresa. Quando qualcun altro risolve sistematicamente i problemi al posto suo, il ragazzo interiorizza il messaggio che non è capace di farcela da solo. Questo schema mentale può persistere nell’età adulta, generando insicurezza cronica e difficoltà nel prendere decisioni autonome.
Laurence Steinberg ha dimostrato che il cervello adolescente ha bisogno di sperimentare situazioni nuove e affrontare rischi calibrati per sviluppare la corteccia prefrontale, responsabile del giudizio e della pianificazione. Impedire queste esperienze equivale a privare il cervello di una palestra necessaria per la sua maturazione.
Il triangolo del conflitto: genitori, nonni e adolescenti
Quando un nonno interviene costantemente nelle decisioni che riguardano il nipote adolescente, si crea un triangolo relazionale disfunzionale. Il ragazzo impara rapidamente a sfruttare le divisioni tra adulti, rivolgendosi al nonno quando i genitori negano un permesso. I genitori, dal canto loro, si sentono delegittimati e possono reagire con rigidità eccessiva o, al contrario, con rinuncia al proprio ruolo.
Questa dinamica mina l’autorevolezza genitoriale, che secondo gli studi di Diana Baumrind rappresenta il modello educativo più efficace per crescere adolescenti equilibrati: un mix di affetto, ascolto e limiti chiari. Quando il nonno sistematicamente ammorbidisce i confini stabiliti dai genitori, rende impossibile questo equilibrio.
Segnali che la protezione è diventata eccessiva
- Il nonno chiama o messaggia continuamente per controllare dove si trova il nipote
- Interviene immediatamente per risolvere conflitti tra il ragazzo e i coetanei
- Sconsiglia sistematicamente attività percepite come rischiose come sport, uscite serali o viaggi con amici
- Critica apertamente le scelte educative dei genitori davanti al nipote
- Manifesta ansia eccessiva rispetto a situazioni normali per l’età
Strategie concrete per riequilibrare le relazioni
Affrontare questa situazione richiede delicatezza e strategia. Non si tratta di escludere il nonno o svalutare il suo affetto, ma di ridefinire ruoli e confini in modo che tutti possano contribuire positivamente alla crescita del ragazzo.

Per i genitori: comunicare senza accusare
Il primo passo è aprire un dialogo franco con il nonno, evitando toni accusatori. Frasi come “Tu rovini tutto quello che facciamo” generano solo difensività. Meglio optare per una comunicazione che riconosca le buone intenzioni: “Sappiamo quanto ami Marco e apprezziamo il tuo sostegno. Vorremmo però concordare insieme alcune linee educative comuni, perché Marco ha bisogno di messaggi coerenti da tutti noi adulti”.
Utile anche condividere articoli o libri sulla psicologia dell’adolescenza, trasformando la questione da conflitto personale a approfondimento comune su tematiche educative. Il nonno potrebbe non essere consapevole delle ricerche che dimostrano come l’autonomia graduale sia protettiva, non rischiosa.
Definire ambiti di competenza chiari
Una strategia efficace consiste nel valorizzare il ruolo del nonno in ambiti specifici, lasciandogli spazi di relazione privilegiata che non interferiscano con le decisioni educative fondamentali. Il nonno può essere la persona con cui l’adolescente condivide hobby, passioni culturali, racconti familiari. Questo ruolo affettivo è preziosissimo e complementare, non sostitutivo, rispetto a quello genitoriale.
Coinvolgere l’adolescente nel dialogo
Spesso si parla del ragazzo senza parlare con il ragazzo. Coinvolgerlo nelle conversazioni familiari, chiedendogli come vive questa situazione, può rivelarsi illuminante. Molti adolescenti, contrariamente alle aspettative, esprimono fastidio per l’eccessiva protezione, anche quando sembrano sfruttarla a proprio vantaggio. Sentirlo dire direttamente al nonno può avere più impatto di mille discorsi dei genitori.
Il valore insostituibile dei nonni quando trovano il giusto spazio
I nonni che rispettano l’autonomia crescente degli adolescenti offrono un contributo unico: rappresentano una base sicura emotiva senza l’intensità e le aspettative del rapporto genitoriale. Possono ascoltare senza giudicare, consigliare senza imporre, offrire prospettiva storica e familiare che aiuta il ragazzo a collocarsi in una narrazione più ampia.
La ricerca internazionale mostra che gli adolescenti con rapporti positivi coi nonni presentano livelli più bassi di depressione e ansia, migliore autostima e maggiore senso di appartenenza. Ma questi benefici emergono quando il nonno sa essere presenza, non invasione.
Trasformare la protezione ansiosa in fiducia attiva richiede tempo e pazienza da parte di tutti. Significa aiutare il nonno a comprendere che lasciare sperimentare non equivale ad abbandonare, che permettere piccoli fallimenti è un atto d’amore più profondo del prevenire ogni difficoltà. Per l’adolescente, avere adulti che credono nelle sue capacità, pur restando disponibili quando serve davvero, costruisce quella sicurezza interiore che nessuna protezione esterna potrà mai garantire. La famiglia allargata diventa così risorsa quando ciascuno occupa il proprio posto, né più né meno, permettendo al giovane di camminare con le proprie gambe, sapendo che dietro di lui non ci sono catene mascherate da affetto, ma reti pronte ad accoglierlo se dovesse cadere.
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