Quando si passeggia tra le corsie del supermercato e si nota un’allettante promozione sui taralli, la tentazione di riempire il carrello è forte. Questi snack salati, tipici della tradizione del Sud Italia, sono diventati un must nelle dispense di tante famiglie. Tuttavia, proprio nel momento in cui l’attenzione si concentra sul risparmio economico, si rischia di trascurare un aspetto fondamentale: la verifica accurata degli allergeni presenti nella composizione del prodotto.
Il problema nascosto dietro le promozioni
Le offerte promozionali sui prodotti da forno rappresentano un’arma a doppio taglio per i consumatori con allergie o intolleranze alimentari. La fretta di approfittare del prezzo ribassato spesso porta a trascurare la lettura attenta dell’etichetta, un gesto che per alcune persone può fare la differenza tra un acquisto sicuro e un potenziale rischio per la salute. I taralli, per loro natura, possono contenere numerosi allergeni che non sempre vengono evidenziati con la chiarezza necessaria sulla confezione.
Quali allergeni si nascondono nei taralli
La composizione di questi prodotti da forno può variare significativamente da una referenza all’altra. Oltre agli ingredienti base come farina e olio, molte varianti includono componenti che rappresentano allergeni comuni e possono provocare reazioni anche gravi in soggetti sensibili.
Il sesamo, spesso utilizzato come decorazione superficiale o incorporato nell’impasto, rappresenta uno degli allergeni più insidiosi. Dal 2023, il sesamo è entrato a far parte dei 14 allergeni principali che devono essere obbligatoriamente indicati nell’elenco ingredienti secondo la normativa europea aggiornata. Anche la frutta a guscio come mandorle, noci, pistacchi o nocciole può essere presente in alcune varianti gourmet o aromatizzate, rientrando tra gli allergeni obbligatori da evidenziare per legge.
Il glutine è naturalmente presente nella farina di grano, base imprescindibile della ricetta tradizionale, e deve essere sempre dichiarato nei prodotti a base di farina. Non vanno dimenticate le possibili tracce di latte, derivanti dalla lavorazione in stabilimenti che processano anche prodotti lattiero-caseari. Il latte e i suoi derivati sono tra gli allergeni principali da evidenziare, inclusi eventuali rischi di contaminazione.
Quando l’etichetta non comunica adeguatamente
La normativa europea richiede che gli allergeni vengano evidenziati nell’elenco degli ingredienti attraverso un carattere tipografico differente, solitamente grassetto o maiuscolo. Il Regolamento europeo stabilisce che gli allergeni devono essere stampati in un tipo di carattere che si distingua nettamente dagli altri, proprio per garantire la massima leggibilità.
Tuttavia, esistono zone grigie che possono creare confusione. Alcune confezioni presentano liste ingredienti con caratteri troppo piccoli, poco contrastati rispetto allo sfondo o posizionati in aree della confezione difficilmente leggibili. Quando un prodotto è in promozione e accatastato in espositori speciali, il consumatore potrebbe non riuscire nemmeno a girare la confezione per leggere le informazioni sul retro.
La questione delle contaminazioni crociate
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le diciture relative alle possibili contaminazioni. Frasi come “può contenere tracce di” non sono obbligatorie per legge, ma rappresentano un importante segnale di allerta per chi soffre di allergie severe. La normativa europea non impone l’indicazione obbligatoria di tracce di allergeni, ma ne raccomanda la dichiarazione volontaria in caso di rischio di contaminazione crociata per tutelare i consumatori sensibili.

Purtroppo, non tutti i produttori inseriscono queste avvertenze, lasciando il consumatore allergico in una posizione di incertezza. Gli stabilimenti che producono diverse tipologie di snack possono utilizzare le stesse linee produttive per articoli con e senza allergeni specifici, aumentando il rischio di contaminazione involontaria.
Come proteggersi durante gli acquisti
Per chi convive con allergie o intolleranze alimentari, l’acquisto di prodotti in offerta richiede una strategia più accorta. Prima di tutto, è fondamentale resistere all’impulso dell’affare e dedicare qualche minuto alla verifica dell’etichetta, anche se questo significa rallentare il ritmo della spesa.
Un metodo efficace consiste nel fotografare con lo smartphone le etichette dei prodotti già verificati e sicuri, creando una sorta di archivio personale consultabile rapidamente durante le visite successive al supermercato. Portare sempre con sé gli occhiali da lettura, se necessari, non è un dettaglio banale: molte etichette utilizzano caratteri di dimensioni ridotte che rendono complicata la lettura in condizioni di illuminazione non ottimale.
La normativa europea prevede infatti un minimo di 1,2 mm di altezza per i caratteri negli imballaggi oltre 25 cm², ma anche questo standard minimo può risultare insufficiente per alcune persone. Per i prodotti confezionati in bustine multiple all’interno di una scatola principale, è importante verificare che anche le singole confezioni riportino l’elenco completo degli allergeni, soprattutto se si prevede di consumarle fuori casa.
Il ruolo attivo del consumatore consapevole
Segnalare ai responsabili del punto vendita le confezioni con etichette poco leggibili o ambigue non è solo un diritto, ma un dovere civico verso la comunità di consumatori allergici. Le associazioni di tutela dei consumatori raccolgono queste segnalazioni e possono intervenire presso i produttori per richiedere miglioramenti nella comunicazione delle informazioni essenziali. La pressione dal basso, quando documentata e circostanziata, porta spesso a modifiche concrete nelle pratiche di etichettatura.
L’importanza dell’educazione alimentare familiare
Quando in famiglia sono presenti membri con allergie, specialmente bambini, risulta essenziale creare un protocollo condiviso per gli acquisti. Chi fa la spesa deve essere perfettamente consapevole degli allergeni da evitare e saper riconoscere le denominazioni alternative con cui possono essere indicati. Il sesamo, ad esempio, può comparire come “semi di sesamo”, “pasta di sesamo” o “tahina”. La normativa europea riconosce questa variabilità nelle denominazioni, elencando le designazioni standard ma permettendo sinonimi comuni per una chiara identificazione.
Acquistare taralli in offerta può rappresentare un’occasione di risparmio, ma mai a scapito della sicurezza alimentare. La convenienza economica perde ogni valore se si traduce in un rischio per la salute. Investire qualche minuto in più durante la spesa per verificare con attenzione la presenza e la chiara indicazione degli allergeni significa tutelare se stessi e i propri cari, trasformando ogni acquisto in una scelta informata e responsabile.
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