Perché alcune persone preferiscono stare sole piuttosto che in coppia, secondo la psicologia?

Alzi la mano chi non ha almeno un amico o un’amica che, nonostante sia una persona fantastica, sembra proprio non voler saperne di relazioni sentimentali. Non parliamo di chi è single perché non trova la persona giusta o perché è troppo impegnato col lavoro. No, parliamo di quelle persone che sembrano genuinamente felici della propria condizione di single, che non si lamentano mai della solitudine e che anzi sembrano quasi infastidite quando qualcuno prova a fargli il classico “ti presento un mio amico”. Queste persone esistono davvero e no, non sono alieni. Sono semplicemente individui che hanno fatto una scelta diversa dalla norma sociale, e la psicologia ha parecchio da dire su questo fenomeno.

La società ci vuole accoppiati: ma chi l’ha detto?

Partiamo dal presupposto che viviamo in una cultura profondamente orientata alla coppia. Dai film romantici alle pubblicità dei supermercati, passando per le cene di famiglia dove la zia Pina ti chiede per l’ennesima volta “ma quando ti sistemi?”, il messaggio è chiaro: dovresti avere qualcuno al tuo fianco. Punto.

Ma cosa succede quando qualcuno decide consapevolmente che no, grazie, preferisce la propria compagnia? La reazione sociale può essere sorprendentemente negativa. C’è chi pensa che queste persone siano egoiste, chi le considera immature, chi addirittura sospetta che abbiano qualche problema psicologico irrisolto. Ed effettivamente, in alcuni casi, potrebbe anche essere così. Ma nella maggior parte delle situazioni, la realtà è molto più sfumata e interessante.

L’autosufficienza emotiva: quando basti a te stesso

Secondo la teoria dell’attaccamento sviluppata dallo psicologo britannico John Bowlby negli anni Sessanta, esiste una categoria di persone con uno stile di attaccamento evitante o autosufficiente, che si sentono completi anche senza un partner romantico. Questa teoria, ancora oggi considerata fondamentale in psicologia, ci spiega come il modo in cui ci relazioniamo agli altri da adulti dipenda in gran parte dalle esperienze vissute nell’infanzia con le nostre figure di riferimento.

Queste persone hanno imparato a stare bene da sole, a godere della propria compagnia senza percepire quella sensazione di vuoto che invece altre persone sperimentano quando sono single. Questo non significa che siano asociali o che non amino la compagnia degli altri: semplicemente, non sentono il bisogno di avere un partner romantico per sentirsi realizzati.

È un po’ come la differenza tra avere fame e avere voglia di qualcosa di buono da mangiare. Nel primo caso, è un bisogno impellente che devi soddisfare. Nel secondo, sarebbe carino, ma se non succede, pazienza. Ecco, queste persone vedono le relazioni romantiche più nella seconda categoria che nella prima.

Il mondo interiore va coltivato e richiede tempo

Un altro aspetto fondamentale emerso dalle osservazioni cliniche è che molte persone che preferiscono stare sole hanno investito tempo ed energie nel costruire quello che gli esperti chiamano mondo interiore. Parliamo di hobby, passioni, progetti personali, amicizie profonde, crescita spirituale o intellettuale.

Queste persone hanno letteralmente “concimato” il proprio terreno emotivo, creando una vita ricca e soddisfacente che non dipende dalla presenza di un partner. Hanno imparato a essere il proprio migliore compagno, a gestire le emozioni in autonomia, a trovare gioia nelle piccole cose quotidiane senza aver bisogno di condividerle necessariamente con un’altra metà.

Non è egoismo, è autosufficienza. E no, non è la stessa cosa. L’egoismo implica una mancanza di considerazione per gli altri; l’autosufficienza significa semplicemente non dipendere dagli altri per il proprio benessere emotivo. Sottile ma fondamentale differenza.

La libertà come valore prioritario

Parliamoci chiaro: le relazioni, per quanto belle possano essere, richiedono compromessi. Tanti compromessi. Dove andare in vacanza, che film guardare, come gestire le finanze, dove vivere, come organizzare il weekend. La lista è infinita.

Uno studio pubblicato nel 2018 sul Journal of Personality da Christopher Pepping e colleghi, che ha analizzato le motivazioni di chi sceglie consapevolmente di rimanere single, ha rilevato che molte persone valorizzano enormemente la propria libertà e flessibilità, evitando di negoziare ogni decisione o rendere conto a qualcuno dei propri orari. La ricerca ha coinvolto centinaia di partecipanti e ha identificato la libertà personale come uno dei fattori più citati.

E questo è particolarmente vero per persone che hanno vissuto relazioni soffocanti o controllanti in passato. Una volta assaporata nuovamente la libertà, decidono che il prezzo da pagare per una relazione è semplicemente troppo alto. Preferiscono la sicurezza e la tranquillità della vita da single piuttosto che rischiare di perdere nuovamente la propria autonomia.

Quando la solitudine è una strategia difensiva

Ora, dobbiamo anche parlare dell’elefante nella stanza: sì, in alcuni casi la preferenza per la solitudine può nascere da esperienze traumatiche o ferite emotive non risolte. Alcune persone utilizzano la solitudine come strategia difensiva per proteggersi da ulteriori dolori, negando inconsciamente i propri bisogni di attaccamento e appartenenza.

Magari hanno vissuto tradimenti, abbandoni, relazioni tossiche che hanno lasciato cicatrici profonde. La loro mente, nel tentativo di proteggerli, ha sviluppato una sorta di scudo emotivo che li porta a preferire la sicurezza della solitudine piuttosto che rischiare di essere feriti nuovamente.

Ma attenzione: questo non significa automaticamente che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. Anzi, potrebbe essere un segnale di saggezza emotiva. Se sai che non sei pronto per una relazione, se riconosci che hai bisogno di tempo per guarire, scegliere consapevolmente di stare da solo è in realtà un atto di grande maturità e consapevolezza.

Il problema sorge solo quando questa strategia difensiva diventa permanente e impedisce alla persona di formare qualsiasi tipo di legame intimo, anche quando potrebbe essere pronta. Ma distinguere tra una scelta sana e un meccanismo di evitamento patologico non è sempre facile, nemmeno per gli esperti.

Gli stili di attaccamento: perché alcuni hanno meno bisogno degli altri

Per capire meglio questo fenomeno, torniamo alla teoria dell’attaccamento di Bowlby. Esistono diversi stili di attaccamento, e uno di questi è l’attaccamento cosiddetto evitante o autosufficiente. Le persone con questo stile hanno imparato fin da piccole a fare affidamento principalmente su se stesse, a non aspettarsi molto supporto emotivo dagli altri e a sentirsi a proprio agio nell’indipendenza.

Stare da soli è scelta o scudo?
Scelta felice
Difesa inconscia
Dipende dal momento
Non lo so davvero

Come spiegato nel volume Attachment in Adulthood di Mario Mikulincer e Phillip Shaver, pubblicato dalla Guilford Press nel 2007 e considerato un testo di riferimento in questo campo, queste persone da adulte tendono naturalmente a preferire maggiore spazio personale nelle relazioni e possono sentirsi soffocate da troppa intimità emotiva. Non è che non siano capaci di amare o di formare legami: semplicemente, il loro “termostato emotivo” è settato su una temperatura diversa rispetto alla maggior parte delle persone.

Gli autori sottolineano anche come lo stile evitante possa usare il distanziamento come difesa post-trauma, rendendo cruciale distinguere una sana autonomia da un evitamento patologico che limita la vita della persona.

Single e felici: i vantaggi concreti che nessuno ti dice

Parliamoci chiaro: essere single per scelta non è solo una questione psicologica astratta, ci sono vantaggi concreti e tangibili che spiegano perché alcune persone trovano questa condizione preferibile.

Primo: la gestione dello stress. Le relazioni, anche quelle belle, possono essere fonti significative di stress. Conflitti, incomprensioni, bisogno di mediare tra esigenze diverse: tutto questo richiede energia emotiva. Alcuni individui semplicemente preferiscono investire questa energia altrove: nella carriera, negli hobby, negli amici, nella famiglia allargata.

Secondo: la crescita personale. Quando sei single, hai più tempo e spazio mentale per concentrarti su te stesso. Puoi dedicarti a quel corso che ti interessa, a quel progetto che rimandi da anni, a quel viaggio che sogni di fare. Non devi negoziare i tuoi obiettivi con quelli di un partner, non devi scendere a compromessi sui tuoi sogni.

Terzo: la qualità delle altre relazioni. Lo studio di Pepping e colleghi del 2018 ha rilevato che le persone single spesso sviluppano amicizie più profonde e significative, mantengono legami più stretti con la famiglia e investono di più nella comunità, avendo più risorse relazionali da distribuire. Quando non hai un partner che assorbe gran parte delle tue energie relazionali, hai più risorse per gli altri.

L’importanza dell’autostima: stare bene da soli vs fuggire dalla solitudine

Un aspetto cruciale che emerge dalle osservazioni cliniche è la differenza tra chi sta da solo perché sta bene con se stesso e chi cerca disperatamente una relazione per fuggire dalla solitudine negativa. Questa distinzione è fondamentale.

Le persone con buona autostima che scelgono di essere single lo fanno da una posizione di forza: si sentono complete, apprezzano la propria compagnia, hanno una vita soddisfacente. Una relazione per loro sarebbe un “bonus”, non una necessità. Come dice il detto: è meglio essere soli che mal accompagnati, e queste persone lo hanno interiorizzato profondamente.

Al contrario, chi cerca compulsivamente un partner spesso lo fa perché non riesce a tollerare la propria solitudine, perché ha bisogno di qualcuno che riempia un vuoto interiore. Paradossalmente, queste sono spesso le persone che finiscono in relazioni disfunzionali o insoddisfacenti, perché la disperazione non è mai una buona consigliera in amore.

Quando preoccuparsi e quando no

Quindi, ricapitolando: quando la preferenza per la solitudine è sana e quando invece potrebbe nascondere un problema? Non esiste una risposta univoca, ma ci sono alcuni indicatori utili.

La solitudine è probabilmente una scelta sana quando:

  • La persona ha relazioni significative in altri ambiti della vita, come amicizie profonde e legami familiari
  • Si sente soddisfatta e realizzata nella propria quotidianità
  • È aperta alle esperienze e alla crescita personale
  • Non prova risentimento o amarezza verso le relazioni altrui
  • Ha fatto una scelta consapevole e non per default o rassegnazione

Potrebbe invece esserci qualcosa da approfondire quando:

  • La persona evita sistematicamente qualsiasi forma di intimità emotiva, non solo romantica
  • Si isola completamente dagli altri
  • Prova ansia o panico all’idea di avvicinarsi emotivamente a qualcuno
  • Ha una storia di relazioni traumatiche che non ha mai elaborato
  • La scelta della solitudine è in realtà una rassegnazione mascherata

In questi casi, parlare con un professionista potrebbe aiutare a distinguere tra una preferenza autentica e un meccanismo di difesa che limita la propria vita.

A ciascuno il proprio percorso

Alla fine, la domanda “è meglio stare in coppia o da soli?” è mal posta. Non esiste una risposta universale perché ogni persona è diversa, con bisogni, storie e priorità differenti.

La psicologia ci insegna che esistono persone perfettamente sane e equilibrate che preferiscono genuinamente la vita da single, e questo non le rende né egoiste né immature né problematiche. Hanno semplicemente costruito una vita che funziona per loro, basata sull’autosufficienza emotiva e su priorità diverse da quelle della maggioranza.

Allo stesso tempo, è importante mantenere un certo livello di consapevolezza: se la solitudine è una scelta, dovrebbe essere una scelta libera e non dettata dalla paura. Se invece scopriamo che stiamo evitando le relazioni per proteggerci da possibili ferite, forse vale la pena esplorare questa dinamica più a fondo, magari con l’aiuto di un professionista.

La verità è che non c’è niente di intrinsecamente superiore nell’essere in coppia o nell’essere single. Ciò che conta davvero è la qualità della relazione che abbiamo con noi stessi. Perché alla fine, quella è l’unica relazione che durerà per tutta la vita. Se l’hai coltivata bene, se ti piace la tua compagnia, se ti tratti con gentilezza e rispetto, allora hai già vinto, indipendentemente dal tuo status sentimentale.

E forse, proprio questo è il messaggio più importante: smettere di giudicare le scelte altrui e le nostre basandoci su standard sociali arbitrari, e iniziare a chiederci se siamo davvero felici così come siamo. Perché la risposta a questa domanda conta molto più di qualsiasi aspettativa esterna.

Quindi, la prossima volta che qualcuno vi chiede “ma perché sei ancora single?”, ricordatevi che la risposta potrebbe semplicemente essere: “perché ho scelto di esserlo, e sto benissimo così”. E questa, credetemi, è una delle risposte più potenti e sane che possiate dare.

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