Quando i nipoti crescono e diventano giovani adulti, molti nonni attraversano un periodo di profondo smarrimento emotivo. Quel bambino che correva loro incontro con gli occhi illuminati, che chiedeva storie e cercava abbracci, ora sembra vivere in un universo parallelo fatto di impegni, smartphone e priorità incomprensibili. Non si tratta di ingratitudine o mancanza d’affetto: è la naturale evoluzione del ciclo di vita, ma questo non rende il dolore meno reale per chi lo vive.
Perché i giovani adulti si allontanano dai nonni
La fase tra i 18 e i 30 anni rappresenta un periodo di costruzione identitaria intensa. I giovani adulti sono biologicamente e psicologicamente programmati per separarsi dalle figure familiari e creare autonomia. Questo distacco non riguarda solo i genitori, ma l’intero nucleo familiare allargato. Il cervello dei giovani attraversa un’ultima fase di maturazione della corteccia prefrontale, quella che governa pianificazione e decisioni: sono letteralmente concentrati su se stessi perché devono costruire il proprio futuro.
A questo si aggiunge il fattore tecnologico. La comunicazione digitale ha modificato radicalmente il concetto di vicinanza: un nipote può sentirsi presente mettendo un like a una foto del nonno su Facebook, mentre il nonno interpreta questo gesto come indifferenza rispetto a una telefonata o una visita. Si tratta di linguaggi generazionali differenti, non di mancanza d’amore.
Il lutto non riconosciuto dei nonni
Quello che molti nonni sperimentano è una forma di lutto anticipato raramente riconosciuta dalla società. Non hanno perso fisicamente il nipote, ma hanno perso una relazione come la conoscevano. Questo tipo di perdita ambigua genera sofferenza difficile da esprimere: come si fa a lamentarsi che un nipote stia diventando indipendente e autonomo? Socialmente sembra inappropriato, eppure il dolore è autentico.
La psicologa Pauline Boss ha studiato a fondo questa condizione: qualcuno è fisicamente presente ma psicologicamente assente, oppure viceversa. Questa ambiguità impedisce di elaborare il cambiamento e lascia i nonni in un limbo emotivo fatto di aspettative disattese e nostalgia per ciò che era.
Strategie efficaci per ricostruire il ponte generazionale
Abbandonare le aspettative basate sul passato
Il primo passo richiede un cambiamento di prospettiva doloroso ma necessario: accettare che il nipote adulto non cercherà la relazione con le stesse modalità di quando aveva otto anni. Aspettarsi telefonate settimanali spontanee o visite frequenti significa prepararsi alla delusione. Invece di misurare l’affetto sulla frequenza dei contatti, occorre valutare la qualità delle interazioni quando avvengono.
Diventare risorse strategiche piuttosto che figure nostalgiche
I giovani adulti affrontano sfide concrete: precariato lavorativo, decisioni di carriera, relazioni sentimentali complesse, ansia per il futuro. I nonni che riescono a posizionarsi come mentori saggi piuttosto che custodi del passato costruiscono una nuova rilevanza. Condividere esperienze professionali, offrire prospettive su come hanno affrontato fallimenti, parlare di errori commessi crea un terreno di dialogo autentico. I nipoti vedono i nonni come modelli, supporti, insegnanti e figure protettive capaci di offrire orientamento nelle fasi di transizione della vita.
Imparare i codici comunicativi dei nipoti
Resistere alla tecnologia significa escludersi volontariamente dal mondo dei nipoti. Un messaggio WhatsApp, anche breve, mantiene una presenza discreta ma costante. Commentare occasionalmente i loro post social dimostra interesse senza invadenza. Non serve diventare esperti digitali, basta mostrare disponibilità ad entrare nel loro territorio comunicativo.

Creare occasioni di incontro su interessi condivisi
Abbandonare i pranzi domenicali obbligatori come unica modalità di incontro. Proporre attività specifiche legate agli interessi del nipote: un concerto del suo genere musicale preferito, una mostra, una camminata in un luogo nuovo, persino giocare insieme a un videogioco. L’obiettivo è condividere esperienze, non costringere alla presenza fisica in contesti vissuti come noiosi. Lo scambio diventa così reciproco: i nipoti aiutano i nonni a rimanere orientati sul presente invece di rifugiarsi nei ricordi, ricevendo in cambio racconti e aneddoti che arricchiscono la loro comprensione del passato familiare.
Quando i genitori possono mediare
I figli-genitori hanno una responsabilità educativa spesso trascurata: insegnare ai giovani adulti il valore della continuità affettiva intergenerazionale. Senza colpevolizzare, possono stimolare riflessioni su quanto tempo sia una risorsa limitata e su come i nonni non saranno sempre presenti. Incoraggiare una telefonata occasionale o suggerire una visita non significa forzare un rapporto, ma ricordare che le relazioni richiedono cura attiva. Il ruolo dei nonni risulta psicologicamente importante proprio perché contribuisce a favorire il dialogo tra i componenti della famiglia, integrando le relazioni fra le varie generazioni e rafforzando il senso di continuità.
Riconoscere i propri limiti emotivi
Alcuni nonni sviluppano sintomi depressivi o ansiosi legati a questa perdita relazionale. Parlarne con altri nonni, partecipare a gruppi di confronto o rivolgersi a uno psicologo non è segno di debolezza ma di intelligenza emotiva. La sofferenza per l’allontanamento dei nipoti è legittima e merita attenzione quanto qualsiasi altro dolore esistenziale. Gruppi di sostegno, corsi di potenziamento e programmi educativi si sono dimostrati efficaci nell’aiutare i nonni a migliorare il proprio benessere psicologico e sociale.
I rapporti tra generazioni attraversano inevitabilmente stagioni diverse. Quella che i nonni vivono come distanza potrebbe essere solo una pausa necessaria prima di una riconnessione più matura. Molti giovani, superati i trent’anni e magari diventati genitori a loro volta, riscoprono spontaneamente il valore dei nonni con una consapevolezza nuova. Mantenere porte aperte senza pressioni, coltivare disponibilità senza aspettative rigide, accettare che amare significa anche lasciare andare: queste sono le competenze relazionali che trasformano la sofferenza presente in saggezza che potrà dare frutti inaspettati in futuro.
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