Questi sono i tratti di personalità delle persone che tradiscono di più, secondo la psicologia

Il tradimento è uno di quei temi che tutti fingono di ignorare finché non si trovano faccia a faccia con la realtà. Eppure, se c’è una domanda che almeno una volta nella vita ci siamo posti è questa: esistono segnali che possano farci capire se qualcuno è più incline a tradire? La risposta della psicologia è sorprendentemente articolata, e no, non si tratta di giochetti da rivista patinata. Parliamo di ricerche serie, condotte su migliaia di persone, che hanno identificato pattern precisi. Ma attenzione: stiamo parlando di probabilità, non di sentenze definitive.

Gli studi degli ultimi anni hanno messo sotto la lente d’ingrandimento la personalità umana per capire se certi tratti caratteriali possano effettivamente predisporre all’infedeltà. E indovinate? Hanno trovato delle correlazioni abbastanza consistenti. Ma prima di trasformarvi in detective delle relazioni, è fondamentale capire una cosa: avere questi tratti non significa automaticamente diventare un traditore seriale. Significa semplicemente che certe caratteristiche creano vulnerabilità che, in determinate circostanze, possono favorire comportamenti infedeli.

La triade oscura: quando la personalità fa paura

Nel mondo della psicologia esiste un trio di tratti che suona proprio come il titolo di un film thriller: la Triade Oscura. Comprende narcisismo, machiavellismo e psicopatia. Prima che vi spaventiate, chiariamo subito: psicopatia in termini psicologici non significa necessariamente essere un criminale pericoloso, ma avere specifiche caratteristiche di personalità come impulsività, ricerca di sensazioni forti e difficoltà nel mantenere impegni a lungo termine.

Una revisione pubblicata nel 2023 ha analizzato diversi studi empirici. I risultati? Questi tre tratti sono fortemente associati a comportamenti di infedeltà. Ma c’è di più: la psicopatia risulta il predittore più potente, collegata non solo a episodi isolati ma a tradimenti multipli e ripetuti nel tempo.

Il narcisista: fame insaziabile di ammirazione

Pensate al narcisista come a qualcuno con una batteria emotiva che si scarica continuamente. Ha un bisogno costante e quasi disperato di essere ammirato, validato, messo al centro dell’attenzione. Una sola persona, per quanto innamorata e devota, spesso non basta a riempire questo vuoto. Il risultato? La ricerca di nuove fonti di ammirazione diventa quasi compulsiva.

Il narcisista non tradisce per cattiveria gratuita, ma perché i propri bisogni emotivi vengono percepiti come prioritari rispetto a qualsiasi impegno preso. È una sorta di cecità emotiva verso le conseguenze che le proprie azioni avranno sul partner. Per lui o lei, l’importante è sentirsi desiderabili, irresistibili, al centro del mondo di qualcuno.

Il machiavellico: lo stratega delle relazioni

Se il narcisista tradisce per fame di attenzione, il machiavellico lo fa con la freddezza di chi muove pedine su una scacchiera. Queste persone vedono le relazioni come opportunità da sfruttare, calcolando costi e benefici con distacco quasi matematico. Non è passione travolgente, è strategia pura.

Il machiavellico tradisce quando ritiene che i vantaggi superino i rischi. Eccitazione della conquista, boost dell’ego, possibilità di ottenere qualcosa che la relazione principale non offre: tutto viene pesato su una bilancia mentale. E se il piatto dei benefici è più pesante, la tentazione diventa azione pianificata.

Lo psicopatico: l’impulsività senza freni

Arriviamo al tratto più fortemente correlato all’infedeltà secondo le ricerche: la psicopatia. Chi presenta questi tratti ha difficoltà a mantenere impegni a lungo termine, è estremamente impulsivo e ha una scarsa empatia verso gli altri. La noia è il nemico principale, e la tentazione del momento ha quasi sempre la meglio su qualsiasi promessa fatta in passato.

Diversi studi hanno dimostrato che la psicopatia non si limita a predire singoli episodi di tradimento, ma è collegata a pattern ripetitivi. Per chi ha questi tratti, la routine è soffocante e il brivido della novità rappresenta una spinta neurologica difficilissima da ignorare.

I big five: quando anche la normalità nasconde sorprese

Ma non serve avere tratti estremi per essere più inclini all’infedeltà. Anche tra le caratteristiche di personalità considerate assolutamente normali emergono pattern interessanti. Il modello dei Big Five è il sistema più accreditato in psicologia per descrivere la personalità umana, e gli studi hanno trovato correlazioni precise tra alcuni di questi tratti e la tendenza al tradimento.

Bassa coscienziosità: il freno a mano rotto

La coscienziosità è quella qualità che ci rende affidabili, organizzati, capaci di mantenere gli impegni anche quando vorremmo mollare tutto. Chi ha una maggiore coscienziosità potrebbe fantasticare meno, mentre chi ha punteggi bassi in questo tratto tende a essere più spontaneo, meno legato alle regole, decisamente meno bravo a resistere alle tentazioni.

La bassa coscienziosità riduce l’autodisciplina necessaria per mantenere l’impegno monogamo, specialmente quando la relazione attraversa momenti difficili o cade nella routine. È come avere un freno a mano difettoso: quando la tentazione si fa forte, fermarsi diventa molto più complicato.

Alta apertura all’esperienza: la doppia faccia della curiosità

Ecco il paradosso più affascinante. L’apertura all’esperienza è generalmente considerata una qualità fantastica: rende creativi, curiosi, aperti mentalmente. Ma ha anche un lato oscuro nelle relazioni. Diversi studi hanno individuato nell’apertura all’esperienza uno dei tratti chiave nella propensione al tradimento.

Il motivo? Queste persone hanno un bisogno innato e quasi fisico di novità, varietà, stimoli nuovi. Il loro cervello è letteralmente cablato per cercare esperienze inedite. La routine relazionale, per quanto serena e affettuosa, può diventare opprimente. E questa ricerca di novità può facilmente estendersi alla sfera romantica e sessuale.

Bassa amicalità: quando manca l’empatia

L’amicalità misura quanto siamo cooperativi, empatici, attenti ai bisogni degli altri. Chi ottiene punteggi bassi tende a essere più competitivo, meno preoccupato dell’impatto delle proprie azioni sulle altre persone. E questo, nelle relazioni, è un cocktail pericoloso.

Se fai fatica a metterti nei panni del tuo partner e a immaginare quanto il tuo tradimento lo ferirebbe, diventa psicologicamente molto più semplice cedere alla tentazione. L’empatia funziona come un freno morale naturale: quando è debole, quel freno semplicemente non scatta.

Alto nevroticismo: l’insicurezza che cerca conferme ovunque

Il nevroticismo misura la stabilità emotiva, o meglio la sua mancanza. Le fantasie sessuali frequenti sono legate al nevroticismo, e chi ottiene punteggi alti tende a essere ansioso, insicuro, emotivamente instabile. Anche questo tratto compare tra i predittori di infedeltà, con un meccanismo sottile ma potente.

L’insicurezza cronica crea un bisogno costante di rassicurazione e validazione. Quando la relazione attraversa un momento difficile, o semplicemente quando l’attenzione del partner diminuisce per motivi banali come lo stress lavorativo, la persona con alto nevroticismo può cercare quella conferma altrove. Il tradimento diventa un modo disperato di sentirsi desiderabili, attraenti, degni di amore.

Quale tratto consideri più pericoloso in una relazione?
Impulsività
Fame di attenzione
Mancanza di empatia
Freddezza calcolatrice
Bisogno di novità

Il ruolo della dopamina: quando la chimica decide per noi

Un aspetto fondamentale che spesso viene trascurato è la neurobiologia. Non si tratta solo di carattere o scelte morali, ma anche di come funziona il nostro cervello. La dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della ricompensa, gioca un ruolo cruciale nei comportamenti a rischio relazionale.

Alcune persone hanno sistemi dopaminergici più reattivi. In pratica, il loro cervello esplode letteralmente di piacere di fronte alla novità, al rischio, alla conquista. Questo non giustifica assolutamente il tradimento, ma aiuta a capire perché per certe persone la tentazione sia neurologicamente più potente. È come avere un acceleratore ipersensibile: basta sfiorarlo per sentire un’ondata di eccitazione.

Chi cerca costantemente sensazioni forti trova nella novità relazionale e sessuale una fonte praticamente irresistibile di stimolazione. La routine, per quanto confortevole e sicura, non produce la stessa esplosione di neurotrasmettitori. E per un cervello affamato di dopamina, questa differenza può diventare insopportabile.

Gli stili di attaccamento: il fantasma dell’infanzia

Non possiamo parlare di infedeltà senza menzionare gli stili di attaccamento, quel modello relazionale che sviluppiamo nei primi anni di vita e che ci portiamo dietro come bagaglio invisibile in tutte le relazioni future. Diversi studi hanno collegato gli stili di attaccamento insicuri a una maggiore probabilità di tradimento.

Chi ha un attaccamento ansioso vive nella paura costante dell’abbandono. E paradossalmente, questa paura può spingere a tradire come forma di controllo preventivo, una sorta di “ti lascio io prima che tu lasci me”. Oppure per assicurarsi un piano B emotivo nel caso la relazione principale finisca improvvisamente.

Chi ha un attaccamento evitante, invece, fa una fatica enorme con l’intimità profonda e l’impegno duraturo. Mantiene le distanze emotive e può usare il tradimento come sabotaggio inconscio della relazione quando questa diventa troppo intima o impegnativa. È una strategia di difesa completamente disfunzionale contro la vulnerabilità.

Ma quindi siamo condannati dal nostro carattere?

Assolutamente no. E questo è il punto fondamentale che ogni ricerca seria sottolinea con forza: i tratti di personalità predicono probabilità, non destini ineluttabili. Avere alta apertura all’esperienza o bassa coscienziosità non significa che tradirai automaticamente. Significa solo che potresti dover prestare più attenzione a certe vulnerabilità personali.

Le statistiche sull’infedeltà variano enormemente, si parla di una prevalenza tra il venti e il settanta percento a seconda degli studi e di come viene definito il concetto stesso di tradimento. Ma la maggior parte delle persone, anche quelle con tratti di personalità statisticamente a rischio, mantiene la fedeltà nelle proprie relazioni. Perché? Perché entrano in gioco altri fattori decisivi: valori personali, scelte consapevoli, qualità della relazione, capacità comunicative.

Esiste anche il concetto opposto: la Triade Chiara, composta da kantismo, umanesimo ed etica della fede. Le ricerche mostrano che chi presenta questi tratti ha statisticamente molte meno probabilità di tradire, indipendentemente da altri fattori di personalità. Seguire principi morali universali, avere empatia profonda e credere in valori etici funziona come scudo protettivo.

Cosa fare con queste informazioni?

Conoscere questi pattern non serve per giudicare, etichettare o giustificare comportamenti dannosi. Serve invece per aumentare la consapevolezza di sé: riconoscere le proprie vulnerabilità permette di lavorarci in modo proattivo, magari attraverso la terapia individuale o di coppia. Se sai di avere un forte bisogno di novità, puoi decidere consapevolmente di canalizzarlo in hobby, viaggi, progetti creativi condivisi con il partner.

Serve per migliorare la comunicazione: parlare apertamente dei propri bisogni di validazione, autonomia o stimolazione aiuta a trovare modi sani di soddisfarli all’interno della relazione. Una coppia che sa che uno dei due ha forte bisogno di novità può introdurre più avventure condivise, esperienze inedite fatte insieme. Serve anche per identificare quando è necessario un aiuto professionale: se riconosci in te o nel partner molti di questi tratti e la relazione è in difficoltà, la terapia di coppia può fornire strumenti preziosi prima che accada un danno irreparabile.

Il tradimento non è mai solo questione di personalità

Sarebbe riduttivo e profondamente scorretto attribuire l’infedeltà esclusivamente a tratti caratteriali. Le ricerche più complete mostrano che il tradimento emerge dall’interazione complessa tra caratteristiche individuali, qualità della relazione, circostanze esterne e scelte personali consapevoli.

Una relazione profondamente insoddisfacente, mancanza totale di comunicazione, differenze enormi nella libido, momenti di stress estremo, opportunità ambientali: tutti questi fattori giocano un ruolo importante. Una persona con tratti statisticamente associati al tradimento, ma in una relazione appagante con eccellenti capacità comunicative, potrebbe non tradire mai. Al contrario, qualcuno senza quei tratti ma in una relazione tossica o in un momento di crisi devastante potrebbe farlo.

L’importanza della scelta consapevole

Ecco la verità più liberatoria che la psicologia moderna continua a sottolineare: avere certe predisposizioni non elimina la nostra capacità di scelta. Siamo esseri complessi, dotati di autoconsapevolezza e libero arbitrio. Possiamo riconoscere i nostri impulsi, comprenderli profondamente, e decidere consapevolmente di agire diversamente.

Chi riconosce il proprio bisogno eccessivo di validazione può lavorare sull’autostima attraverso la terapia. Chi identifica pattern di attaccamento insicuro può impegnarsi in un percorso di crescita personale. Chi sa di essere impulsivo può sviluppare strategie per rallentare e riflettere prima di agire. La conoscenza di questi meccanismi psicologici non è una condanna a vita, ma uno strumento di crescita personale. Ci permette di passare dal pilota automatico emotivo alla guida consapevole delle nostre relazioni.

Se riconoscete alcuni di questi tratti in voi stessi, non significa che siete condannati a tradire o che c’è qualcosa di irrimediabilmente sbagliato. Significa semplicemente che potreste beneficiare di una maggiore consapevolezza e, eventualmente, di un supporto psicologico per gestire quelle caratteristiche in modo costruttivo. Se riconoscete questi tratti nel vostro partner, non significa che dovete vivere nel sospetto costante o che il tradimento sia inevitabile. Significa che potrebbe essere utile costruire una comunicazione più aperta, creare spazi per la novità condivisa, e lavorare insieme attivamente sulla qualità della relazione.

E se siete stati traditi? Comprendere questi meccanismi può aiutare nel processo di guarigione, permettendovi di vedere che spesso il tradimento dice molto più sulla persona che lo commette che su di voi. Non è una consolazione magica che cancella il dolore, ma può essere un passo verso l’elaborazione e la chiusura emotiva. Le relazioni funzionano quando c’è impegno reciproco, comunicazione autentica e costante, e la volontà genuina di crescere insieme. I tratti di personalità sono il materiale grezzo con cui lavoriamo, ma siamo noi gli artigiani che decidono cosa costruire con quel materiale.

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