Smartphone e tablet sono diventati i protagonisti silenziosi di molte giornate passate insieme a nonni e nipoti. Quando i bambini arrivano a casa dei nonni, spesso la prima richiesta non riguarda biscotti o giochi, ma proprio quei dispositivi luminosi che sembrano esercitare un magnetismo irresistibile. Per chi ha cresciuto i propri figli in un’epoca diversa, questa realtà può generare spiazzamento e frustrazione: da un lato c’è il desiderio di costruire ricordi autentici fatti di conversazioni e attività condivise, dall’altro la sensazione di dover competere con notifiche, videogiochi e contenuti progettati scientificamente per catturare l’attenzione infantile.
Il dilemma generazionale che nessuno ammette
La vera difficoltà non sta tanto nella tecnologia in sé, quanto nel ruolo delicato che i nonni occupano nella gerarchia educativa familiare. Uno studio della Tilburg University pubblicato nel 2024 su Psychology and Aging ha analizzato 2.887 nonni over 50, evidenziando come prendersi cura regolarmente dei nipoti migliori memoria e fluidità verbale, ma sottolineando anche potenziali stress quando questa attività non è completamente volontaria. Questo conflitto si amplifica proprio sul fronte digitale, percepito come territorio minato dove ogni decisione rischia di generare tensioni con i figli adulti o delusione nei piccoli.
Il problema si complica perché molti nonni non hanno familiarità con le dinamiche del mondo digitale: non sempre riescono a distinguere un videogioco educativo da uno diseducativo, faticano a riconoscere i segnali di una dipendenza nascente e spesso sottovalutano l’impatto dell’esposizione prolungata agli schermi sui cervelli in sviluppo. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2019 sono chiare: nessun tempo schermo per bambini sotto i 2 anni (eccetto videochat), massimo 1 ora al giorno per la fascia 2-4 anni e 2 ore per i 5-17 anni, con enfasi su contenuti di qualità e co-visualizzazione con adulti.
Quando dire no rafforza il legame
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, stabilire confini chiari non compromette il rapporto con i nipoti, ma lo rafforza. Uno studio longitudinale pubblicato su Child Development nel 2018 ha dimostrato che limiti coerenti migliorano l’autoregolazione emotiva dei bambini, riducendo comportamenti oppositivi senza danneggiare l’attaccamento. I nonni possiedono un’autorevolezza naturale derivante dal loro ruolo transgenerazionale, e possono esercitarla senza replicare la severità genitoriale, ma con una fermezza dolce e coerente.
La chiave sta nel preparare il terreno: prima dell’arrivo dei nipoti è fondamentale concordare con i genitori un protocollo tecnologico condiviso. Non si tratta di applicare rigidamente orari da caserma, ma di definire insieme quando e come la tecnologia può entrare nel tempo trascorso dai nonni. Una regola potrebbe essere: dispositivi consentiti solo dopo aver dedicato almeno due ore ad attività condivise offline. Anche il contratto del tempo insieme funziona bene, coinvolgendo i nipoti nella creazione di un programma visivo dove attività analogiche e digitali sono bilanciate e rappresentate con disegni o adesivi, trasformando la regola in un gioco cooperativo anziché in un’imposizione.
Trasformare la tecnologia da rivale ad alleata
Un approccio innovativo prevede di integrare la tecnologia nel rapporto anziché escluderla completamente. Ricerche del MIT Media Lab del 2019 dimostrano che l’uso mediato e sociale di tablet, come la co-creazione di contenuti, riduce gli effetti negativi dell’esposizione solitaria sui bambini, migliorando l’apprendimento collaborativo. I nonni possono proporre attività digitali condivise e limitate nel tempo: fotografare insieme le piante del giardino per creare un erbario digitale, videochiamare parenti lontani, guardare brevi documentari su argomenti che incuriosiscono il bambino.

Altrettanto importante è l’educazione al digitale: spiegare ai nipoti, con linguaggio adeguato all’età , come funzionano gli algoritmi che vogliono tenerli incollati allo schermo, perché alcuni giochi creano dipendenza, cosa succede al cervello dopo ore di stimolazione visiva intensa. Questa consapevolezza critica trasforma i bambini da consumatori passivi a utenti consapevoli.
La tecnica del baratto temporale funziona particolarmente bene: per ogni 30 minuti di gioco libero, lettura o attività manuale, si guadagnano 15 minuti di schermo. Questo meccanismo insegna la negoziazione e il valore del tempo, competenze che vanno ben oltre la semplice gestione tecnologica. Anche stabilire zone fisiche tech-free, come la cucina o la camera da letto, crea confini spaziali chiari e rituali di qualità , come preparare insieme la merenda o ascoltare storie prima del riposino.
Insegnare a gestire la frustrazione
Affrontare questi conflitti, per quanto faticoso, offre ai nonni un’opportunità educativa preziosa: insegnare la gestione della frustrazione e del desiderio posticipato, competenze che la gratificazione immediata del digitale erode sistematicamente. Il celebre marshmallow test di Walter Mischel, condotto negli anni Settanta e seguito da ricerche successive tra il 1988 e il 1990, ha mostrato che i bambini capaci di ritardare la gratificazione ottengono migliori risultati scolastici, migliore salute e maggiore adattamento sociale da adulti.
Quando un nonno resiste alle proteste e mantiene il limite concordato, sta modellando la resilienza emotiva e la capacità di autoregolazione, fondamenti dello sviluppo psicologico sano. Anziché combattere frontalmente lo smartphone, proporre attività così coinvolgenti da renderlo superfluo funziona meglio: un orto sul balcone, un album fotografico da completare con vecchie foto di famiglia, un progetto di costruzione con materiali di recupero possono catalizzare l’attenzione più di qualsiasi divieto.
Il tempo trascorso con i nonni dovrebbe rappresentare un’oasi temporale diversa, più lenta e presente, dove il valore risiede nella relazione autentica piuttosto che nello stimolo costante. Recuperare ritmi umani, conversazioni vere, noia creativa e attesa significa offrire ai nipoti un controbilanciamento essenziale all’iperconnessione che caratterizza il resto della loro esistenza. Questo non è nostalgia sterile, ma resilienza educativa necessaria per crescere individui equilibrati nell’era digitale, creando ricordi che dureranno molto più a lungo di qualsiasi notifica.
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